top of page
Ricky Farina e Nicolino Pompa: sodali a simposio nell'epoca delle bellissime bugie.

***

Mai epoca è stata più ciarliera: tutti parlano, tutti si sentono opinionisti, tutti scrivono libri, l’arte imperversa in ogni dove e la moda delle piccole case editrici senz’infamia e senza lode impazza.

“Mai”: non si dovrebbe cominciare uno scritto con “mai”; è una specie di stato dell’anima da bicchiere mezzo vuoto; è una sorta di negazione; è uno strano e impalpabile retrogusto di disperazione; è un lentissimo ritorno all’ordine; è un dare ragione spudoratamente a Kant, senza lasciarsene prima sedurre un po’.

Dicevo che siamo in un mondo che straripa in farraginosi complementi e siamo figli stanchi, come ologrammi senz’anima di noi stessi.

Poi-sottolineo il “poi”, che mi scaturisce dal “mai”-ci sono esseri umani che hanno dalla loro parte una diversità “irta e scabrosa” e che rendono questo mondo ancora degno d’essere vissuto: io ho avuto il privilegio di imbattermi in ben due di questi animali, Ricky Farina e Nicolino Pompa.

Questi due animali, nel senso reale del termine, che vuol dire “pieni di anima”, quando si incontravano davano vita ad un corteo dionisiaco, ad un carnevale: due Poeti e la Poesia,  non restava che vivere l’orgia rituale e star lì, menadi danzanti, a celebrarne i virtuosismi.
Pompa e Farina, due elementi “a priori”, lievito madre e vento; penetrare e amalgamare; sostantivi che sono infiniti presenti e attivi.

Due falli poderosi che hanno reso fertile la terra. Due enigmi irrisolvibili. Due sogni che non possono essere sognati. Due corpi bollenti: uno che all’alba scappa dalla terra degli dei, l’altro che di notte arriva e salta fuori dal carro di Ade. Due puledri senza vecchiezza; due addolorati della vita; due goduriosi che mai si son lasciati vivere. O forse sempre.

Nicolino e Ricky: il desiderio e la paura della morte; la paura e il desiderio dell’amore. In sei film (sette, in realtà, vedi anche Nicolino e Fausto: dialogo sulla morte: https://www.youtube.com/watch?v=5siQLbDF4Vo ) va in scena tutto ciò che di bello resta. Nonostante la transustanziazione dell’uno e un po’ di solitudine dell’altro. Chè, in verità, senza Nicolino tutti siamo più soli.

 

Med.

 

 

Anfiteatro dell'angoscia, malessere
spettacolare, le redini dei denti e il
tanfo della tua vitalità stramazzata.
Calpestato, deriso, abusato, innocuo
come un pugnale nel burro. Nella vita
annusi come un cane randagio le rose
della disperazione, è tutto un rigoglio
di fioriture dolenti, di appassimenti
vertiginosi, il cuore è un osso, e i tuoi
passi infoltiscono smarrimenti cosmici.
Se questa non è la felicità capovolta
dei folli, se questa non è l'arsura di
ogni sorgente viva, se questo non è
il fuoco creatore che plasma cenere 
e diamanti, dimmi, amico mio, funesto
compagno della mia ombra, che cosa
è? Languido mostro di gentilezza, tu
mi doni chiarezza, aria limpida e una
eterna notte da sognare, candore delle
vertebre, fulvo schianto di suoni, tu
sei il mio intimo nemico, il verso che
nasce per purezza di rivolta, la parola,
il suo senso d'ombra, nessuna fede,
nemmeno il veleno luminoso di agonie,
ma amore, amore che trucida pietre.

Ricky Farina

bottom of page